L’unico caso in cui non serve fare SEO!

Oggi su Facebook mi è capitato sotto gli occhi un articolo dove si parlava di SEO affermando dei casi, a mio avviso spinti all’estremo, in cui non serviva. La mia opinione è stata comune a quella di molti altri consulenti SEO, ma la discussione anzichè essere un utile confronto tra punti di vista diversi si è rivelata quasi una scintilla di flame, e a mio modesto parere più che il confronto si cercavano solo conferme ed è per questo motivo che ho scritto questo articolo, per intavolarare la discussione su questo sito, seppure in stato embrionale, e sono sempre pronto ad aggiungere altri casi in cui non serve se mi fate cambiare idea.

Dunque ispirato dalla lettura del post mi sono chiesto: “Esistono dei casi in cui un azienda che si rivolge ad un pubblico online non ha bisogno di SEO?”

E devo dire che un caso l’ho trovato, per fortuna non si tratta di un mio case history personale (anche perchè chi mi conosce sa bene quanto sono geloso dei risultati che ottengo per me e per i miei clienti) e che non ho bisogno di andarli a sbandierare ai quattro venti per ottenere consensi, parlano le SERP di Google e se quelle non vi bastano, allora comprate pure i pacchetti SEO garantiti a 99€/anno (iva inc).

Prima di vedere l’unico caso in cui fare SEO non serve, bisogna fare una breve premessa.

La definizione essenziale di SEO

Ognuno di noi ha una propria definizione di cosa sia la SEO, ed aldilà del significato dell’acronimo, devo dire che tutte le definizioni che ho avuto modo di leggere da circa 10 anni a questa parte sono corrette, ma nessuna giunge alla vera essenza di questa materia tanto complessa e raffinata, un misto tra arte e scienza, che ormai è sulla bocca di chiunque, grazie ai mille mila corsi/libri/gruppi/e semafori verdi di yoast.

Per quante cose si vogliono dire a riguardo, la definizione essenziale di SEO è una sola ed è la seguente:

La SEO è una costola sulla dorsale marketing

Stop. Punto. Ok?!!!?

Infatti fine a se stessa la SEO non avrebbe senso di esistere, ma se integrata in una più ampia strategia di marketing allora diventa un tassello che può fare la differenza e che prende un grosso peso, un peso fondamentale per chiunque gestisca un attività imprenditoriale con dei canali online.

Fatta chiarezza su queste tematiche bisogna dire che la SEO andrebbe sempre fatta sulla base di input che arrivano dal reparto marketing, ed è qui che molto spesso casca l’asino. Infatti le nuove agenzie di web marketing si riempono la bocca di paroloni come visual hammer, branding positioning, copywriting, lead generation, alle volte complicandosi da soli la vita e perdendo di vista quello che è la vera essenza di tutto, il marketing, ovvero creare un mercato.

I più scaltri dopo questa premessa avranno già capito dove voglio andare a parare con la mia tesi, per i meno scaltri ora ve lo spiego 🙂

Non fare SEO se…

Per quanto esposto fino ad ora, il mio consiglio è di non fare SEO se non hai pianificato una strategia di marketing online.

Struttura del sito, scelta dell’hosting, definizione delle keywords, strumenti di monitoraggio del traffico e delle conversioni, redazione e pubblicazione dei contenuti sono tutta una serie di tasselli che non possono essere lasciati al caso ma che vanno pianificati prima. Ora salvo le cose prettamente tecniche con codici e diavolerie varie, tutto quello che è il “lato umano” della SEO è un qualcosa che dovrebbe arrivare dal reparto marketing non dal SEO di turno.

Che cosa intendo quando dico il “lato umano della SEO”?

Semplicemente cosa cerca un tuo potenziale cliente e cosa si aspetta di trovare sul tuo sito in funzione di quella determinata ricerca.

La più grande lacuna è proprio nel reparto marketing delle aziende, sta tutta li, loro per primi non sanno mettersi nei panni di un potenziale cliente eppure vogliono vendergli qualcosa.

Conclusione

Non avete idea delle volte in cui è arrivato un cliente a cui ho chiesto se sapeva, anche solo indicativamente, le parole chiave d’interesse del suo mercato per cui intendeva svolgere un lavoro SEO e mi ha risposto: “Fai tu!”, alle volte la risposta è quasi come a dire “Cavolo sei tu quello che lavora su Google mica io. DEVI dirmele tu, non io”.

Purtroppo queste persone ignorano che la keywords research è un attività di tipo SEM e non SEO, semplicemente perchè il vero lavoro della figura SEO è ottimizzare il posizionamento di un sito per delle parole chiave. Stop. Punto.

Le vendite o altre conversioni di vario tipo spettano al reparto marketing, ed è quel reparto che deve dirci quali sono le keywords su cui puntare e su quali no.

Di pari passo è anche vero che un buon consulente SEM, che racchiude in sé la SEO, è in grado di poter individuare ed ampliare il listato di partenza identificando in base agli strumenti in suo possesso keywords secondarie che possono portare traffico in target, ma se nell’azienda che commissiona il lavoro non c’è un minimo di input a riguardo, sarebbe bene fargli notare che c’è una grossa falla nel sistema.

Ed è proprio per questo motivo, che molto spesso, un consulente SEM si ritrova a dover diventare esperto tanto quanto i suoi clienti per tutto quello che concerne la nicchia in cui lavora, perchè è solo attraverso una piena padronanza del mercato di riferimento che la SEO può essere svolta al 100%.

Ispirato dalla scuola pitagorica, per gli articoli di questo blog i commenti sono chiusi.